17 FEBBRAIO A VICENZA

DEMOCRAZIA E TERRITORIO CONTRO LA GUERRA

 

“Vivo la civiltà dell’odio, in terra mia si chiama democrazia, ma è una bugia”

 

La guerra è una cosa seria, attraverso di essa vengono ridefinite le forme della sovranità postmoderna.

 

La guerra riscrive le regole dell’economia, ne garantisce il primato. La guerra trasforma leggi e codici, impone un nuovo diritto.

 

La guerra determina unilateralmente la vita sociale e produttiva d’intere comunità.

 

La guerra crea morte, ma ancora di più produce vita; una vita espropriata da ogni libertà e da ogni decisione, una vita governata dalla paura e per questo completamente assoggettata alle esigenze private di coloro la guerra la decidono e l’agiscono.

 

La guerra nel suo essere globale e permanente, è l’ultima risorsa che il capitale ha per imporre il proprio comando ed espropriare tutto quel lavoro vivo che la moltitudine continuamente produce.

 

I tempi i cui venivano cantati i fasti del neoliberismo sono finiti da molto tempo, smascherati dalle lotte dei movimenti. E’ per questo che la guerra pur essendo vitale alla riproduzione del potere, dev’essere taciuta, nascosta, preparata in sordina.

 

E’ da tre anni che esiste una trattativa segreta tra il governo italiano – allora in mano ad un balordo con il lifting – e l’amministrazione Bush. In ballo vi è la completa riconversione della strategia e della dislocazione delle forze armate americane in Europa tramite la creazione di corpi d’elite pronti ad intervenire sull’intero e martoriato scacchiere mediorientale. Il luogo scelto è la città di Vicenza, che già subisce un’insopportabile presenza militare che va dal quartiere generale della NATO (Camp Ederle) alla sede della Gendarmeria Europea, passando per svariati depositi d’armamenti.

 

Il 2 dicembre dello scorso anno un corteo di 30.000 persone ha posto il caso vicentino all’attenzione di tutto il paese. Quel sabato un’intera comunità ha affermato che non vuole nessuna nuova base militare nell’area dell’aeroporto civile Dal Molin. Quella moltitudine ha affermato chiaramente che non vuole essere partecipe e complice di progetti di morte, ha manifestato il proprio ripudio radicale alla guerra ed alle servitù militari di qui il nostro paese è da sempre succube, restituendo dignità e memoria agli “effetti collaterali” di Ustica e del Cermis.

 

Il movimento vicentino ha però fatto di più, perché nel rifiutare la costruzione della base militare ha affermato lo spazio cittadino come spazio comune, come identità collettiva sovrana da difendere e tutelare. Ha affermato un soggetto potente, autonomo ed autorganizzato che ha messo in crisi nei fatti lo Stato e la sua governance.

 

Ora il governo di centro-sinistra balbetta, finge divisioni, ma nella sostanza da il suo avallo servile a Bush ed alla sua politica di guerra. Per questo sabato 17 febbraio torneremo a Vicenza, per affermare l’inscindibilità tra democrazia e territorio, per organizzare la nostra indignazione nelle forme utili a moltiplicare la crisi in cui versa il governo di questo paese, per impedire che la nostra vita sociale e produttiva sia funzionale alla guerra.

 

COMUNITA’  RESISTENTI  MARCHE