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FEBBRAIO A VICENZA
DEMOCRAZIA E TERRITORIO CONTRO LA GUERRA
“Vivo la civiltà dell’odio, in terra mia si chiama
democrazia, ma è una bugia”
La guerra è una cosa seria,
attraverso di essa vengono ridefinite le forme della sovranità postmoderna.
La guerra riscrive le regole
dell’economia, ne garantisce il primato. La guerra trasforma leggi e codici,
impone un nuovo diritto.
La guerra determina
unilateralmente la vita sociale e produttiva d’intere comunità.
La guerra crea morte, ma
ancora di più produce vita; una vita espropriata da ogni libertà e da ogni
decisione, una vita governata dalla paura e per questo completamente
assoggettata alle esigenze private di coloro la guerra la decidono e
l’agiscono.
La guerra nel suo essere
globale e permanente, è l’ultima risorsa che il capitale ha per imporre il
proprio comando ed espropriare tutto quel lavoro vivo che la moltitudine
continuamente produce.
I tempi i cui venivano
cantati i fasti del neoliberismo sono finiti da molto tempo, smascherati dalle
lotte dei movimenti. E’ per questo che la guerra pur essendo vitale alla
riproduzione del potere, dev’essere taciuta, nascosta, preparata in sordina.
E’ da tre anni che esiste
una trattativa segreta tra il governo italiano – allora in mano ad un balordo
con il lifting – e l’amministrazione Bush. In ballo vi è la completa
riconversione della strategia e della dislocazione delle forze armate americane
in Europa tramite la creazione di corpi d’elite pronti ad intervenire
sull’intero e martoriato scacchiere mediorientale. Il luogo scelto è la città
di Vicenza, che già subisce un’insopportabile presenza militare che va dal
quartiere generale della NATO (Camp Ederle) alla sede della Gendarmeria
Europea, passando per svariati depositi d’armamenti.
Il 2 dicembre dello scorso
anno un corteo di 30.000 persone ha posto il caso vicentino all’attenzione di
tutto il paese. Quel sabato un’intera comunità ha affermato che non vuole
nessuna nuova base militare nell’area dell’aeroporto civile Dal Molin. Quella
moltitudine ha affermato chiaramente che non vuole essere partecipe e complice
di progetti di morte, ha manifestato il proprio ripudio radicale alla guerra ed
alle servitù militari di qui il nostro paese è da sempre succube, restituendo
dignità e memoria agli “effetti collaterali” di Ustica e del Cermis.
Il movimento vicentino ha
però fatto di più, perché nel rifiutare la costruzione della base militare ha
affermato lo spazio cittadino come spazio comune, come identità collettiva
sovrana da difendere e tutelare. Ha affermato un soggetto potente, autonomo ed
autorganizzato che ha messo in crisi nei fatti lo Stato e la sua governance.
Ora il governo di
centro-sinistra balbetta, finge divisioni, ma nella sostanza da il suo avallo
servile a Bush ed alla sua politica di guerra. Per questo sabato 17 febbraio
torneremo a Vicenza, per affermare l’inscindibilità tra democrazia e
territorio, per organizzare la nostra indignazione nelle forme utili a
moltiplicare la crisi in cui versa il governo di questo paese, per impedire che
la nostra vita sociale e produttiva sia funzionale alla guerra.
COMUNITA’
RESISTENTI MARCHE